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18-giugno-2020
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Come il capitalismo ha intercettato il desiderio secondo Mark Fisher

All’interno di Realismo capitalista di Mark Fisher vi è un passaggio che spesso sfugge alla pluralità di chi legge, spesso concentratx su altre tematiche come la scomparsa del futuro, la privatizzazione dello stress, il capitalismo come ideologia o lo stesso concetto di realismo capitalista. All’interno del capitolo 5, Fisher chiama in causa due personaggi, il critico Richard Sennett e l’economista marxista Christian Marazzi, mentre cerca di spiegare cosa è successo quando si è passati dal rigido modello fordista alla “flessibilità” del post-fordismo in chiave neoliberale. Secondo l’elaborazione portata nel testo, questo passaggio viene concepito come uno sgretolamento di una stabilità: il modello del posto fisso è stato abbandonato in sostegno di una retorica di libertà fondata sulla flessibilità e sull’instabilità. Tale rottura non si è applicata solo al mondo lavorativo, ma è finita per permeare ogni dimensione antropologica umana, passando dallo sgretolamento della famiglia a quello dei valori comunitari.

Ma come si è arrivati a questo? Secondo Fisher, i due autori ci aiutano a comprendere che in qualche senso questa trasformazione è stata motivata dalle aspirazioni dei lavoratori stessi: erano proprio i lavoratori infatti che non ne volevano più sapere di lavorare per quarant’anni nella stessa fabbrica. A sua volta il capitalismo neoliberale è stato capace di intercettare questo desiderio, latente nel presente di quegli anni, per poi indirizzarlo verso le trasformazioni che esso voleva iniettare nella società. Dice Fisher: «i lavoratori assomigliano agli ebrei che nel Vecchio Testamento lasciano la “casa di schiavitù”: liberi da una prigionia verso la quale non provano nostalgia alcuna, ma anche abbandonati, persi nel deserto, confusi sul da farsi».

Il Capitale si è dimostrato efficace nel sollecitare e metabolizzare il desiderio di emancipazione dalla routine fordista, spiazzando in questo modo una sinistra che da allora per molti versi non si è più ripresa. L’errore in questo senso è da additare proprio alla sinistra, e in particolare ai rappresentanti tradizionali della classe operaia: i sindacati. A loro era da decenni assicurato un ruolo ben definito, che proprio dalla stabilità del modello fordista traeva la propria linfa vitale. Abbandonare il fordismo per loro significava abbandonare la solidità delle proprie conquiste, significava addentrarsi verso terre inesplorate. E così si sono trasformati in ciò che Fisher chiama apologeti del Capitale fordista, perdendo la battaglia contro il capitalismo sul terreno del desiderio.

Il volto demoniaco dell’opera di Stacie Ant: Silver Head
Il capitalismo è un mostro in grado di sussumere l'intera soggettività umana, intercettandone i desideri ed eterodirezionandoli ai propri fini. L'opera è si Stacie Ant.


Oggi, a 40 anni dall’arrivo del dominio neoliberale, possiamo affermare che il piano del Capitale sia stato compiuto con successo. Aver intercettato il desiderio latente ha permesso di incanalare le forze immanenti della società del presente verso un nuovo modello di società del futuro. In altre parole, se è vero, come dice Lacan, che il desiderio è una forza che “trapassa” l’essere umano, che insomma in qualche modo lo precede, allora l’unico modo possibile per modellare la storia è utilizzare proprio il desiderio latente in ogni essere umano per muoverci verso il futuro. Si tratta di una lezione che proviene proprio dal capitalismo. Qualsiasi tentativo di ostacolare il desiderio non funziona. Difendere un ritorno al fordismo, con le 8 ore rigide e una pianificazione che lascia poco spazio alla mobilità delle carriere, non solo è fallimentare, ma non tiene conto, come ci dice Fisher, che «oggi l’orizzonte dell’antagonismo non sta più nell’esterno, vale a dire nel confronto tra blocchi sociali; è semmai tutto interno alla psicologia del lavoratore».

"Se il neoliberismo ha trionfato assorbendo i desideri della classe operaia post-sessantottesca, allora una nuova sinistra potrebbe cominciare dal lavoro su quei desideri che il neoliberismo ha generato, ma che è incapace di soddisfare"- Mark Fisher



Il pensiero accelerazionista attinge da queste considerazioni di Fisher. Se per modellare la storia occorre intercettare il desiderio latente negli esseri umani, allora qualsiasi ritorno nostalgico al passato è da rigettare con tutte le forze. Quando si legge «noi tutti vogliamo lavorare meno» all’interno del Manifesto per una politica accelerazionista, si sta facendo riferimento proprio a questo: dobbiamo capire cosa vogliamo, dobbiamo addentrarci nella psicologia più profonda di ogni lavoratore per intercettarne i desideri più latenti. Se davvero vogliamo accelerare verso un nuovo modello di società post-capitalista, dobbiamo liberare i nostri desideri e utilizzarli come un propulsore di lancio attraverso la storia e verso il futuro. Non si deve dimenticare, se vogliamo sconfiggere il capitalismo, che l’unico campo di battaglia che davvero conta è quello dei desideri umani.

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