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25-gennaio-2026
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Una rivoluzione soffice. Capire il Cute Accelerationism

Immagina una politica dell’abbondanza comune che vuole accelerare il futuro fino a superare il capitalismo stesso. Questa è l'idea di fondo dell'accelerazionismo di sinistra (L/ACC). Ma c'è un problema: nel correre verso il futuro, rischia di dimenticare la parte più umana (e post-umana) di noi: i nostri corpi, le nostre emozioni, il bisogno di prenderci cura gli uni delle altre.

E se la soluzione a questo paradosso fosse una teoria che parla di tenerezza, carineria uova?

Benvenute nel Cute Accelerationism (C/ACC), corrente teorica lanciata nel 2024 con il libro-manifesto Cute Accelerationism, firmato dalle autrici Maya B. Kronic – ricercatrice trans ed ex membro della CCRU – e dalla filosofa Amy Ireland. Contro la durezza filosofica del Left Accelerationism (L/ACC) e in linea con le pulsioni deterritorializzanti dell’Unconditional Accelerationism (U/ACC), C/ACC costituisce una proposta politica innovativa e radicale che mette la cuteness al centro del pensiero accelerazionista. Del resto, non è forse sintomatico che il primo, universale meme della storia di internet siano stati proprio i gattini?


Cute non è solo carino, è cura (care)

La prima provocazione sta nel gioco di parole. In inglese, cute (carino) e care (cura) suonano simili, ma per le teoriche del C/ACC, questo legame è profondo e ontologico. La "carineria" di cui parlano è una vera e propria forza immanente (la forza della cura) che emerge dalla catastrofe apocalittica del presente fino a strabordare, evocando l’avvento di un futuro diverso. È la forza che ci spoglia dell'identità rigida che abbiamo costruito – l'io individualista, competitivo, patriarcale, sempre sotto controllo – e ci trasforma in qualcosa di più morbido, soffice, adorabile e modificabile. Un Uovo.

L'Uovo è la metafora centrale, ispirata a Deleuze, Guattari e all’embriologia di Dalcq. Si tratta di uno stato pre-individuale di pura possibilità. Prima di essere un pulcino (o un’identità umana completa e definita), l'uovo contiene infinite potenzialità. La politica dell’accelerazionismo cute è quindi una pratica di regressione accelerante: per costruire un futuro post-umano, bisogna prima disorganizzarsi, ritornare a uno stato di plasticità germinale, a un “corpo senza organi” neotenico e “monstruizzato”. È un ritorno tattico a uno stato di potenziale, dove possiamo essere rimodellabili, piegabili, riconfigurabili, aperti alla simbiosi animale-vegetale-macchinica. Prendersi cura, in questa visione, non significa proteggere chi siamo già, ma aiutarsi a diventare altro. È una pratica collettiva per renderci più fluide, morbide e aperte a fondersi con la tecnologia, con altre forme di vita non umane, per creare nuove forme di esistenza.



Quando osserviamo l’estetica moé, le orecchiette da gatto, le identità furry, l’universo kawaii o l’abitudine di intercalare un “miao” nel linguaggio quotidiano, non stiamo assistendo a pratiche di qualche mera sottocultura. Stiamo osservando i sintomi in superficie di una trasformazione profonda, e in particolare di un doppio movimento rivoluzionario riconosciuto dal C/ACC. Da un lato, queste pratiche operano un deliberato sabotaggio dell’identità patriarcale moderna, attraverso un’infiltrazione disarmante che introduce nel sé dosi controllate di “non-umano”, di infantile, di ibrido, di mostruoso-adorabile. Dall’altro, e in modo inscindibile, esse costituiscono un tentativo pratico di iniettare cura nelle relazioni quotidiane, di fuggire dalla violenza strutturale insita nei modelli identitari dominanti per costruire protocolli affettivi alternativi, basati sulla tenerezza e sulla mutua trasformazione. Non si tratta di un semplice gioco di ruolo, ma di un’operazione di divenire che fa della cura un atto eversivo. È la regressione tattica dell’Uovo che emerge nella cultura pop, disegnando corpi e relazioni che, esplorando con gioiosa serietà i territori fluidi del post-umano, praticano già oggi un’ecologia della dolcezza come resistenza. In un 'miao' pronunciato con intento risuona il duplice suono del futuro: lo scricchiolio dell'io patriarcale che cede e il ronzio sommesso di una relazione che si fa finalmente curante.

La strategia U/ACC: infiltrarsi e deviare

Per comprendere la portata strategica del Cute Accelerationism, è necessario inquadrarlo all’interno della corrente filosofica dell’Unconditional Accelerationism. Questa branca rifiuta esplicitamente l’idea che i flussi impersonali del divenire possano essere direttamente controllati, pilotati o riorientati da un soggetto umano collettivo (il “Daddy Admin” di turno, sia esso il Partito o l’Avanguardia). In opposizione all’approccio pianificatore di certe derive del Left Accelerationism, l’Unconditional Accelerationism propone una strategia più sottile: deviazioni, infiltrazioni e sabotaggi dall’interno del sistema.



Pensiamo ai flussi impersonali della cultura internet: meme, estetiche virali, algoritmi di dating, ma anche linguaggi, pubblicità, rituali del consumo, gestualità della performance sociale, formati della comunicazione affettiva. Il Cute Accelerationism propone di non rifiutarli, ma di surfarli con intento deviante. Si tratta di infiltrarsi in questi circuiti e di sabotarli dall'interno con un'operazione strategica: iniettare dosi massicce e mirate di cuteness, cura e “bombe di empatia” proprio nei punti di massima circolazione. È un'arte del détournement che trasforma la tenerezza in un acido capace di corrodere, dall’interno, le logiche stesse che cerca di cavalcare.

Come? Riempendo questi spazi di un'eccessiva, strategica tenerezza. Di un'assurdità gioiosa che fa a pezzi le narrazioni serie, violente e apocalittiche della politica tradizionale (sia di destra che di sinistra). È una forma di assalto che aggira la linea dell’urto frontale per colpire il cuore del sistema, trasformando la conflittualità in un’operazione di deviazione seduttiva, l’attacco diretto in un hacking emozionale. La cuteness è un vettore d’infiltrazione: sfrutta la sua potenza pre-individuale e irresistibile come un cavallo (o capibara?) di Troia affettivo. Il suo gesto carino è un’offensiva cute che penetra le difese, non per evitarle, ma per disattivarle dall’interno. Il suo obiettivo non è distruggere la macchina in uno scontro aperto, ma assaltarne il sistema operativo, corromperne la logica, sovvertirne i comandi, riprogrammarla silenziosamente mentre questa è distratta dalla sua stessa adorabilità. Vince combattendo, ma con le armi della seduzione e della deviazione, iniettando cura nel circuito stesso del conflitto per farne esplodere le premesse.

Quattro idee per un futuro adorabile

Come potrebbe funzionare nella pratica? Ecco alcune proposte concrete che emergono da questa teoria:

Cura come cambiamento collettivo: creare spazi sicuri (online e offline) dove le persone possano sperimentare insieme la trasformazione di sé. Pensiamo a community trans che condividono esperienze, a pratiche di modifica corporea condivisa o a gruppi di supporto sulla neurodiversità. Prendiamoci cura l’una dell’altro negli spazi che attraversiamo quotidianamente. La cura diventa il processo in cui ci aiutiamo a "svestire" le identità imposte e a esplorare nuove possibilità di essere.



Lo sciopero dell'identità: contro la pressione ad essere sempre produttive, performanti e "serie", il Cute Acc propone uno “sciopero strategico”. Rifiutarsi di interpretare il ruolo dell'attivista duro e puro per privilegiare invece un eccesso di tenerezza e carineria, rendendo insostenibili le narrazioni serie, apocalittiche e autoritarie (di destra e di sinistra). È un’arma di distrazione di massa positiva che scardina il registro libidinale su cui si fonda il controllo.

Giocare con i desideri già esistenti: smettiamo di cercare un desiderio "puro" e autentico. I nostri desideri sono già mediati e sintetizzati dai social e dalla cultura pop. La politica può diventare l’arte di riassemblare collettivamente gli "elementi moe” — i frammenti di desiderio che circolano nel database culturale (estetiche, generi, affetti) – per creare configurazioni inedite, post-umane e post-genere. È una sessualità e una socialità che amano l’astratto, il parziale, il riconfigurabile.

Organizzarsi come uno sciame: l’azione politica cute/acc non è centralizzata né rappresentativa, ma contagiosa e mimetica. Si diffonde come un’epidemia di tenerezza attraverso meme, estetiche, pratiche di modificazione. «You never cutify alone». È un modello organizzativo a network che privilegia la contaminazione affettiva e la deviazione virale rispetto alla pianificazione gerarchica.


In conclusione: covare il futuro

Il Cute Accelerationism non invita a un futuro apocalittico, ma a una singolarità soffice e adorabile, popolata da "megaflumps" e "sciami di gattini". Per il Left Accelerationism, integrarne le istanze significa riconoscere che l’unica via per un oltrepassamento reale del capitalismo antropocentrico passa attraverso una cura mostruosa di sé e del collettivo: una pratica di spoliazione, di gioiosa resa ai flussi del desiderio sintetico. È l’abbandono della fantasia del controllo per abbracciare la strategia più astuta: diventare l’ingranaggio così deviato e adorabile da inceppare per sempre la macchina del mondo come lo conosciamo. Perché la cuteness non è un semplice fenomeno culturale: è un vettore pre-individuale, una forza che, come ricordano le autrici, non sappiamo ancora fino in fondo cosa possa generare («we do not yet know what cute can do»). È l’invocazione, già operante nel presente, di un futuro che risuona in un “miao” e cova, mostruoso e tenero, nel cuore stesso della nostra epoca.

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